La comunicazione non verbale. Caratteristiche e funzioni

La CNV, in particolare, è stata connessa alle seguenti funzioni (Burgoon et al., 2013): produzione e elaborazione dei messaggi, espressione delle emozioni, identificazione e presentazione di sé, gestione dell'interazione, la comunicazione relazionale, l'influenza sociale e l'inganno.

 

Produzione ed elaborazione del messaggio

La capacità dell'uomo di produrre e comprendere i messaggi è, in molti modi, notevole. I comunicatori sono in grado di dare senso a ciò che gli altri trasmettono nell'interazione, mentre anticipano i messaggi che contribuiranno all'interazione. A prima vista, potrebbe sembrare che l'elaborazione e la produzione dei messaggi siano principalmente legati alla CV. Tuttavia, i comportamenti non verbali facilitano (o talvolta interferiscono con) la produzione di messaggi da parte del parlante e l’elaborazione delle informazioni da parte dei destinatari.

I comportamenti cinesici, come i cenni del capo e i gesti iconici, influenzano il richiamo di parole e idee presenti nell’espressione verbale, i segnali vocali che regolano la conversazione contribuiscono a mantenere il ritmo e il flusso del discorso, e i gesti visivi rafforzano la comprensione del messaggio trasmesso. Inoltre, i comportamenti non verbali come i gesti delle mani e le espressioni facciali sono importanti atti simbolici che vengono utilizzati dai parlanti anche come sostegno nella costruzione lessicale delle frasi e contengono informazioni uniche. I segnali non verbali aiutano a richiamare l'attenzione sul parlante e i segnali corporei, come gesti emblematici o illustratori, rafforzano il significato dei contenuti verbali. La CNV è parte integrante sia della produzione che dell'elaborazione dei messaggi.

Un problema fondamentale nell'elaborazione dei messaggi è la congruenza tra espressioni verbali e non verbali e il relativo apporto di ciascuno nel costituire il significato complessivo di un messaggio. Quando i messaggi verbali e non verbali confliggono si tende a fare maggior affidamento ai segnali non verbali che a quelli verbali. In questi casi, la CNV assume particolare importanza per aiutare i destinatari dei messaggi a determinare il significato. Tuttavia, l'incongruenza non necessariamente compromette la comprensione (LaPlante & Ambady, 2000). L'incongruenza dei messaggi può rendere i messaggi più salienti e può portare i riceventi a elaborare i messaggi in modo più completo, il che può portare a una comprensione più approfondita e ad una migliore memorizzazione e ricordo dei messaggi. L’incongruenza o il conflitto verbale-non verbale porta può avere a volte conseguenze nefaste. È il caso del “doppio legame”, analizzato da Bateson (1976) nella sua teoria sulla schizofrenia. Egli ha trovato che gli schizofrenici non riescono a riconoscere la relazione tra CV e CNV, ad esempio quando un sorriso, prodotto contemporaneamente a una frase seria, la renda ironica o ne faccia un commento sarcastico. Bateson sostiene che a rivestire un ruolo primario nella formazione della schizofrenia siano le discrepanze tra verbale e non verbale da parte dei genitori (soprattutto della madre) durante la prima infanzia, quando, ad esempio, dicono al proprio figlio parole positive ma le accompagnano con segnali del corpo negativi di

Allontanamento, evitamento o avversione (Bonaiuto & Maricchiolo, 2009). Tale discrepanza creerebbe confusione ai bambini nell’apprendimento della giusta interpretazione non solo di certi segnali non verbali, ma anche del linguaggio verbale; inoltre, non consentendo di cogliere la vera intenzione sottostante un messaggio, cioè l’intenzione dell’emittente, né la discrepanza tra significati manifesti e latenti, genererebbe la convinzione che tutta la realtà sia paradossale. Il “doppio legame” si presenta anche nei rapporti normali. «Quando una persona resta intrappolata in una situazione di doppio legame, avrà reazioni di tipo difensivo simili a quelle dello schizofrenico» (Bateson, 1976, p. 252).

 

Espressione delle emozioni

Una delle principali funzioni della CNV è quella di esprimere emozioni (Ekman, 1982). I segnali non verbali emessi in modo spontaneo e costante manifestano con molta efficacia gli stati emotivi di una persona e sono molto più espliciti delle parole (Mehrabian, 1969): nonostante i tentativi di controllo o di dissimulazione delle emozioni, infatti, i segnali non verbali possiedono, rispetto al linguaggio, una maggiore efficacia comunicativa e veridicità grazie alla loro maggiore visibilità.

Ci sono però canali che rivelano meglio di altri le emozioni: il volto, in particolare le espressioni facciali e lo sguardo, non essendo direttamente controllabili dall’emittente, possono essere considerati i più importanti veicoli per l’espressione degli stati emotivi, perché, come è stato già sottolineato, le persone difficilmente possono percepire cosa sta esprimendo il proprio volto, a meno che non si trovino di fronte a uno specchio o non siano degli attori professionisti, i quali hanno studiato approfonditamente e quindi conoscono già abbastanza bene la mimica assunta dal proprio viso. Inoltre, anche per quanto riguarda la decodifica, il volto è tra le prime parti del corpo dell’interlocutore a essere percepita e a essere quasi costantemente osservata dall’altro durante l’interazione (Maricchiolo, Bonaiuto, & Ferlazzo, 2012).

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