Secondo un report pubblicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Marzo 2022), nel primo anno della pandemia di COVID-19 si sarebbe verificato un aumento importante nella prevalenza globale dei disturbi d’ansia (+25.6%) e della depressione maggiore (+27.6%; vedi glossario). Il confronto è stato effettuato con gli anni precedenti alla pandemia, ed il fenomeno è ancora oggetto di studi e verifiche da parte dei ricercatori e delle ricercatrici in tutto il mondo, che hanno formato un gruppo dedicato, chiamato “COVID-19 Mental Disorders Collaborators”.
Per anni l’Italia ha avuto il primato europeo per il numero di bambini che ogni anno entrano nel nostro Paese attraverso il canale dell’adozione internazionale e oggi molti di loro sono adolescenti e adulti. Ma dell’adozione cosa si sa? E quali sono gli atteggiamenti diffusi nei confronti delle persone adottate? Questo tema è particolarmente rilevante perché sappiamo dalle ricerche psicosociali che vivere in un contesto sociale discriminante ha un impatto negativo sul benessere psicologico.
"Come parli bene l'italiano, sei qui da molto?": questa è una delle domande che le persone che sono state adottate possono sentirsi rivolgere. Soggiace a questo interrogativo uno stereotipo largamente diffuso nella popolazione italiana circa la nazionalità delle persone adottate. Come rilevato da una ricerca su un campione rappresentativo della popolazione italiana (ICONA - Italy and Current Opinion oN Adoption; Lazzarini, 2021), meno della metà dei 1003 giovani adulti/e e adulti/e partecipanti considera italiano/a a tutti gli effetti le persone nate all’estero ed adottate in Italia.
L’interesse per le proprie origini fra pregiudizi e diritti
Ogni essere umano si interroga sulle proprie origini attraverso domande universali che sostengono il processo di definizione della propria identità e che divengono particolarmente sfidanti per alcune persone, come quelle toccate personalmente dall’adozione (Brodzinsky et al., 1993).
L’emergenza sanitaria legata alla diffusione del Covid-19 ha rappresentato per tutte le famiglie un’onda di eventi nuovi e imprevedibili; basti pensare alla difficile gestione della vita familiare e lavorativa, all’interruzione delle routine quotidiane, alla perdita delle interazioni sociali e dei luoghi di socializzazione extra-domestica, sopra tutti la scuola. Il fatto poi che tali eventi si siano cronicizzati nel tempo ne ha acuito l’impatto e li ha addirittura resi potenzialmente traumatici.
La sfida dell’adozione tra avversità preadottive e genitorialità
La pratica dell’adozione è ormai diffusamente considerata come un ‘intervento riparativo’ (Van IJzendoorn & Juffer, 2006, p. 1229), vale a dire un’esperienza che permette ai minori adottati, attraverso le cure ricevute nella famiglia adottiva, di intraprendere percorsi di recupero dalle avversità pre-adottive (e.g., Van der Voort et al., 2014). Tuttavia, la letteratura scientifica rivela, a tal proposito, risultati incerti.