19.03.2026 |
Aggressività / Violenza
Monique evade di Édouard Louis
Monique evade di Édouard Louis, tradotto in Italia dalla Nave di Teseo nel 2025 (l’edizione originale francese è del 2024) è un piccolo libro in cui l’autore racconta la fuga della madre cinquantacinquenne da una situazione di violenza e il successivo riuscito tentativo della donna di ricostruire la sua vita in modo finalmente libero e indipendente. Si tratta di un testo prezioso perché ci racconta ciò che solitamente resta opaco: la difficoltà di pensarsi come vittima incolpevole e come possibile autrice del proprio riscatto. I sottili passaggi psicologici da uno stato di soggezione a uno stato di consapevolezza e quindi di ribellione, la presa di coscienza che una fuga sia possibile, l’ansia che accompagna il cambiamento, questi sono i percorsi che Louis mette in luce con uno sguardo allo stesso tempo lucido e amorevole.
Non è la prima volta che Monique evade; lo aveva fatto una prima volta lasciando il padre di Édouard, dopo lunghi anni di maltrattamenti, anni nei quali Monique aveva riversato la sua rabbia impotente sui figli, in una situazione che pare richiamare con precisione gli assunti della teoria della frustrazione/aggressività, secondo i quali siamo spesso portati a scaricare le nostre frustrazioni non su chi le ha provocate, ma su persone più fragili e meno capaci di difendersi: “Quando ero piccolo nello spazio domestico mia madre era molto aggressiva, sotto la pressione della violenza di mio padre che le diceva: devi restare in casa, fare le pulizie, occuparti dei figli… E con noi era dura, riproduceva la stessa violenza.” Dopo la prima evasione, Monique aveva allacciato un nuovo rapporto, ritrovandosi però a vivere una situazione simile alla precedente, in cui il nuovo partner la insultava e umiliava quotidianamente. Come anticipato, il libro racconta la seconda evasione, resa possibile dal sostegno del figlio Louis, che dà rifugio alla madre e la aiuta sia dal punto di vista psicologico sia da quello materiale. Sono molto pregnanti le pagine che descrivono i passaggi della liberazione, da quelli fisici della fuga, a quelli psicologici della scoperta di possibilità esistenziali fino a quel momento nemmeno intuite. Sono altrettanto pregnanti le pagine che riflettono sulle condizioni strutturali che hanno impedito per tanti anni la libertà di Monique, prima di tutto le condizioni economiche che impediscono a molte donne di uscire da situazioni di sopraffazione e disagio. Monique appartiene a uno strato sociale sfavorito, che non le ha permesso di studiare e di trovare un posto soddisfacente nella comunità in cui vive. I figli, avuti molto presto, sono rapidamente divenuti un fardello che le ha reso impossibile qualsiasi spazio di libertà. Le pagine che descrivono tale situazione mettono in luce aspetti spesso trascurati dal pensiero comune perché pongono in luce lo stretto intreccio tra violenza psicologica, violenza economica e violenza fisica.
Louis fa parte di un gruppo di autori francesi che si ispirano alla grande lezione di Pierre Bourdieu, ma hanno scelto di indagare le disuguaglianze di classe attraverso la scrittura narrativa anziché attraverso l’indagine psicosociale. Nella descrizione di ogni episodio è presente la consapevolezza che quello che accade sarebbe diverso se fosse diversa la classe dei protagonisti, se invece di parlare di classe operaia parlassimo di classe borghese, se non fossimo di fronte a dei prigionieri della scarsità. Prima di Monique evade Louis aveva scritto altri libri pregnanti su questi orizzonti di classe e sui loro protagonisti: Il caso Eddy Belleguele (Bompiani, 2014; il libro è stato ripubblicato nel 2025 da La nave di Teseo con il titolo Farla finita con Eddy Belleguele) e Metodo per diventare un altro (La nave di Teseo, 2023), due straordinari racconti autobiografici sulla propria personale odissea, Chi ha ucciso mio padre (Bompiani, 2018) sulla figura del padre che non capisce e respinge il figlio, ma è a sua volta vittima di un sistema che ne ha minato dignità e salute, condannandolo a una morte prematura, Lotte e metamorfosi di una donna (La nave di Teseo, 2021), anch’esso dedicato alla madre Monique. Come e prima di Louis, altri autori francesi si sono ispirati a Bourdieu, in primis Annie Ernaux, premio Nobel nel 2022, di cui abbiamo parlato in un precedente blog, che nei suoi libri ha raccontato le sofferenze e le ambivalenze legate all’appartenenza di classe. E poi Didier Eribon, autore di Ritorno a Reims (Bompiani 2017), libro di grande successo per la sua descrizione delle classi sociali come elementi che compongono le vite individuali, della vergogna come vera e propria struttura sociale di inferiorizzazione che opera in modo differenziato a seconda della collocazione degli attori sociali, e del ruolo della scuola come potente fattore di riproduzione sociale. Eribon è stato anche autore di un volume da accostare a Monique evade, intitolato Vita, vecchiaia e morte di una donna del popolo (L’Orma, 2024); il testo, centrato sulle vicende della madre dell’autore all’interno delle dinamiche sociali e politiche del secondo Novecento in Francia, porta il lettore a riflettere sulle carenze del sistema socio-assistenziale e sanitario, sempre più inadeguato di fronte alle richieste di una popolazione che invecchia, e sull’incapacità tipica dei nostri tempi di fare i conti con la morte e di prenderci collettivamente cura della vecchiaia. Ernaux, Louis, Eribon praticano la scrittura come atto politico; si considerano dei “transfughi di classe” per aver compiuto il sofferto percorso che li ha portati dalla classe operaia in cui sono nati alla classe borghese in cui operano la loro scrittura, un percorso che li ha condotti a praticare l’auto-socio-analisi dando forma letteraria ai concetti delle scienze sociali.
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