Ian McEwan: Lezioni

 

Amo molto Ian Mc Ewan fin da quando alla fine degli anni Ottanta restai folgorata da Bambini nel tempo, un libro che torna nella mia memoria come una scoperta lancinante. Non avevo amato i suoi racconti e romanzi precedenti, cupi, claustrofobici, psicologicamente perversi. Ma dopo Bambini nel tempo ho letto tutti i romanzi di questo grande scrittore, mano a mano che uscivano, senza restarne mai delusa, con l’unica eccezione del racconto Lo scarafaggio, che mi è sembrato un esercizio utile solo ad arricchire il conto in banca dello scrittore e degli editori. Ma Lezioni, pubblicato dalla casa editrice Einaudi nel 2023 (l’edizione originale inglese è del 2022), mi ha nuovamente conquistata. Il romanzo racconta la vita di Ronald Baines, dalle passioni tristi dell’infanzia alle amarezze della maturità, una vita segnata dall’incontro, negli anni dell’adolescenza, con una maestra di pianoforte, Miriam Cornell, con la quale vive una passione esplosiva che lo segnerà per sempre, come rifletterà a settantadue anni: “Quando si domandava se avrebbe preferito che nulla di tutto ciò fosse mai accaduto, non aveva una risposta immediata. Così funziona la natura del danno. Il libro può essere letto come una storia di abbandoni, nel raccontare i quali lo scrittore attinge a elementi autobiografici, primo fra tutti il distacco doloroso dai genitori quando a undici anni venne portato in collegio vivendo un trauma, ricordato come l’ultimo giorno della sua infanzia. Allo stesso modo il protagonista di Lezioni viene abbandonato in collegio dalla madre; adolescente troverà la forza di lasciare la donna che lo ha fatto innamorare ma che ha abusato di lui; non ritroverà però più il suo percorso come promessa del pianoforte, e, dopo un altro abbandono, quello della moglie che lo lascia per dedicarsi alla scrittura, si accontenterà di suonare per i clienti di un piano bar. L’abuso sessuale subito getta un’ombra su tutta la vita di Roland suscitando in lui sentimenti complessi. Da un lato ricorda una passione straordinaria, dall’altro acquista a poco a poco consapevolezza di essere stato abusato. Una consapevolezza che non servirà però a riparare il danno subito, come emerge dalle pagine che raccontano il confronto/scontro tra Ronald e Miriam, approdati alla piena maturità. Secondo McEwan, traumi di questo tipo possono essere rimossi o diventare parte della personalità di chi li ha subiti, ma non possono essere cancellati; l’unica soluzione per chi ne è stato vittima sta nell’accettazione di quanto accaduto, dopo averne presa piena coscienza. Come accennato, McEwan mette in luce un fenomeno raro, potremmo definirlo un’infrequenza statistica: l’abuso di un ragazzo adolescente da parte di un’insegnante donna. Perché parlare di infrequenza statistica? Perché ragazzi e uomini subiscono violenza in misura molto minore rispetto a ragazze e donne e, quando ciò accade, nella grande maggioranza dei casi gli autori sono maschi; secondo dati statunitensi, riportati da Laura Beltramini (2020) nel suo prezioso testo intitolato La violenza di genere in adolescenza, l’86% delle violenze sessuali sui bambini e il 94% di quelle sui ragazzi sono esercitate da altri maschi. Si tratta di un fenomeno trascurato per vari motivi, uno dei quali è la resistenza maschile a riconoscersi come vittime. Le ricerche effettuate in proposito attestano però che subire violenza provoca sofferenze simili a uomini e donne, indipendentemente dal fatto che ne siano consapevoli. Per quanto concerne la violenza sessuale, ad esempio, le vittime, ragazzi e ragazze, sono esposte a rischi quali: disturbo da stress post-traumatico, depressione, ansia, disturbi alimentari, abuso di sostanze, tentato suicidio. Senza contare che coloro che hanno assistito a scene di violenza da bambini o che hanno subito violenze sessuali durante lo sviluppo sono più inclini ad agire violenza sessuale contro donne e ragazze nella vita adulta. Un evento traumatico quale la violenza sessuale mette infatti a dura prova l’equilibrio emotivo. Le emozioni e gli stati d’animo provati da un bambino o da un ragazzo che subisce violenza – vergogna, impotenza, dolore - sono incompatibili con l’ideale di mascolinità dominante nella nostra società; per questo possono essere misconosciuti o negati dalle vittime, come succede al protagonista del romanzo di McEwan. L’inaccettabilità di tali emozioni porta in molti casi alla loro soppressione e alla ricerca di modi alternativi per affermare la propria mascolinità, per esempio attraverso l’adesione acritica a rigide norme di genere, unita all’esaltazione delle caratteristiche machiste. Non è questo il caso di Ronald, che fatica però a capire, riconoscere, interpretare quanto gli è successo e avanza nella vita avvolto in un’atmosfera di inconsapevolezza che ne rallenta le reazioni e offusca la presa di coscienza. Non voglio però dare l’impressione che il libro di McEwan si restringa alla storia di un abuso e delle sue conseguenze sulla vita di un uomo comune, come lo scrittore definisce il suo protagonista con aperto riferimento al capolavoro di Musil. Il romanzo si sviluppa lungo un arco temporale che abbraccia il Novecento, del quale Ronald vive di persona o di riflesso i principali avvenimenti cercando di capirli nella loro complessità; così, durante la lettura, siamo invitati a rivivere e ripensare il periodo della guerra fredda caratterizzato dalla plumbea atmosfera della minaccia atomica e dalla divisione del muro di Berlino, seguito dagli anni del governo Thatcher, guerra delle Falkland inclusa, fino a quelli più recenti segnati dal terrorismo, dalla crisi ambientale, dall’emergenza Covid. In questo modo siamo portati a meditare sulle nostre vite, su chi siamo e su chi vorremmo essere, mescolando la riflessione sul passato con il pensiero del futuro. 

Bibliografia 

Beltramini, L. (2020). La violenza di genere. Una guida per la prevenzione a scuola. Roma: Carocci.