Il potere della gentilezza: immagine corporea, compassion e salute nel postpartum

Nel postpartum, l’equilibro tra questi tre flussi sembra diventare particolarmente rilevante (Lawrence et al., 2025). Molte donne raccontano la difficoltà di accettare i propri limiti, la fatica di chiedere aiuto o di ricevere sostegno senza sentirsi “deboli”. La self-compassion può aiutare a normalizzare queste esperienze: ricordare che la stanchezza, la tristezza o la frustrazione non sono segni di fallimento, ma parte del processo di riadattamento e rinegoziazione di sé che caratterizza il periodo postpartum. La compassion from others, soprattutto quando proveniente dal partner, dai familiari o dai professionisti della salute, può alleggerire il carico emotivo e prevenire il senso di isolamento. Questo flusso ha un effetto protettivo perché permette alle donne di sentirsi comprese e legittimate nella propria esperienza, riducendo l’autocritica, la solitudine e il senso di fallimento. Nel postpartum, accogliere il supporto significa riconoscere che la transizione alla maternità non richiede solo risorse individuali, ma anche il sostegno emotivo e pratico del partner e della rete sociale, che può contribuire a favorire maggiore benessere. Infine, la compassion to others, che include anche la relazione con il neonato, sostiene il legame affettivo e promuove una risposta di cura regolata, attenta e sintonizzata emotivamente. Il legame tra la compassion e l’immagine corporea è chiaro, dato che il modo in cui trattiamo noi stessi interiormente si riflette anche sul modo in cui percepiamo e viviamo il nostro corpo.

 

L’immagine corporea: un costrutto psicosociale

 
La psicologia sociale descrive l’immagine corporea (si veda il glossario) come l’insieme di pensieri, emozioni, atteggiamenti e comportamenti che le persone rivolgono al proprio corpo: ponendo attenzione non soltanto a come appare, ma anche a come funziona, a come ci si sente dentro di esso e al grado di rispetto o ascolto nei suoi confronti. È importante notare come un’immagine corporea positiva non coincida semplicemente con l’assenza di insoddisfazione. Come sottolineano Tylka e Wood-Barcalow (2015), essa implica un atteggiamento di rispetto, accettazione e gratitudine verso il corpo nella sua unicità, nonostante imperfezioni o divergenze dagli ideali estetici dominanti. Le ricerche mostrano che chi sviluppa un atteggiamento di questo tipo verso il proprio corpo tende ad avere un migliore benessere psicologico, una maggiore soddisfazione di vita e una minore vulnerabilità a disturbi legati al corpo e all’alimentazione (Andrew et al., 2016; Gillen, 2015; Koller et al., 2020). Inoltre, un’immagine corporea positiva si associa alla percezione che il proprio corpo sia accettato e apprezzato dagli altri significativi (si veda il glossario), elemento che ne rafforza ulteriormente la funzione protettiva (Tylka & Wood-Barcalow, 2015). Nel postpartum, la relazione con il corpo può diventare più complessa: il corpo cambia in modo profondo, può apparire diverso o difficile da riconoscere, e spesso emergono nuovi bisogni fisici ed emotivi legati al recupero, alla cura e all’adattamento ai ritmi della maternità. In questa fase, l’attenzione sociale tende spesso a concentrarsi sull’aspetto esteriore, mentre è altrettanto importante riconoscere e valorizzare il corpo per ciò che fa, non solo per come appare. Sviluppare un’immagine corporea positiva significa, allora, apprezzare la funzionalità e la capacità del corpo di rispondere ai cambiamenti, ascoltarne i segnali e rispettarne i limiti. Coltivare questo tipo di atteggiamento favorisce un senso di continuità e fiducia nel proprio corpo, contribuendo al benessere e a una maggiore connessione con sé. In questo senso, l’immagine corporea positiva si intreccia profondamente con la self-compassion: guardare il corpo con gentilezza e comprensione aiuta a mantenere uno sguardo realistico e accogliente, che riconosce il valore del corpo come alleato e non come oggetto di giudizio.
 

Un dialogo reciproco: quale legame tra flussi di compassion e immagine corporea?

 
La maggior parte delle ricerche sulla compassion nel periodo perinatale – cioè l’arco di tempo che comprende la gravidanza e il primo anno dopo il parto – si è concentrata principalmente sulla self-compassion, indagandone il ruolo durante la gravidanza o nei primi mesi dopo il parto. Risultati preliminari (Di Gesto et al., 2025) indicano che i tre flussi della compassion – verso di sé, verso gli altri e ricevuta dagli altri – possono avere un ruolo diverso sul benessere della mamma nel postpartum. In particolare, la self-compassion e la compassion from others si associano all’autoefficacia nell’allattamento in maniera indiretta, attraverso l’apprezzamento del proprio corpo. Le madri che riescono ad accettare e apprezzare il proprio corpo si sentono più fiduciose nella capacità di rispondere ai bisogni del neonato e di affrontare le sfide della maternità. Questi dati ampliano quanto già noto sul ruolo della self-compassion (Luoma & Platt, 2015), mostrando come tale effetto nel postpartum operi soprattutto attraverso la promozione di un’immagine corporea positiva. Di Gesto et al. (2025) hanno inoltre mostrato come self-compassion e compassion from others risultano collegate anche alla soddisfazione di coppia, direttamente e indirettamente attraverso l’apprezzamento corporeo. In particolare, la compassion proveniente dal partner contribuisce alla qualità della relazione sia favorendo vicinanza e sicurezza emotiva, sia sostenendo una visione positiva del corpo in un periodo di intensi cambiamenti fisici e psicologici.

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