Quando pensiamo ai comportamenti immorali tendiamo di solito a rappresentarci malvagi individui che compiono “per predisposizione personale” azioni scorrette e di estrema crudeltà nei confronti degli altri e della società più in generale. Le immagini di guerre e genocidi sanguinosi, o ancora di grandi truffatori e politici corrotti che si affastellano davanti ai nostri occhi, pur nella loro inquietante realtà, ci fanno sentire al riparo dalla possibilità di sentire o definire noi stessi come persone immorali.
Sentire e leggere insulti espliciti in televisione, nei giornali o sui social network sta diventando sempre più frequente. Negli ultimi anni anche i leader politici, che dovrebbero essere particolarmente attenti al linguaggio che utilizzano in pubblico, hanno iniziato ad insultare apertamente gli avversari con epiteti fortemente dispregiativi, quali “scimmia puzzolente" (verso un ministro di colore), “truffatore e traditore” (verso un politico che ha votato diversamente dal previsto), “coglione” (verso un politico avversario), “salma” (verso un politico anziano).
Nel capolavoro Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde (1886), Robert Louis Stevenson separa in due distinte identità gli impulsi morali e immorali che convivono all’interno dell’essere umano. Così, da una parte troviamo Jekyll educato, di sani principi e ben inserito nella sua comunità e, dall’altra, Hyde depravato, violento e asociale.
Mentre scrivo è nelle sale un nuovo film di Martin Scorsese, dove si raccontano le vicende di Jordan Belfort, uno dei broker di maggior successo nella storia di Wall Street, ma anche un grandissimo truffatore. Alla sua uscita, The Wolf of Wall Street ha suscitato dibattiti molto accesi. Molti, comprese le vittime delle truffe di Belfort, hanno accusato il film di rappresentare in maniera troppo romanzata le vicende del broker, soffermandosi quasi con compiacimento sui suoi comportamenti esagerati, trasgressivi e grandiosi, e facendone quasi un eroe.
“Quando dunque si capirà che la notte può scendere anche nel mondo morale,
e che bisogna accendere delle fiaccole per le menti?”
(Victor Hugo, 1848)
Una peculiarità degli esseri umani sembra essere la dimensione morale, caratteristica di primaria importanza anche nel giudizio sociale. Tuttavia, il termine moralità si presenta come un vocabolo piuttosto generico all’orecchio comune, indicando soltanto il fatto che la condotta di un individuo possa conformarsi o meno a determinati canoni o standard.