Riconoscere i pregiudizi invisibili con la lente intersezionale
A livello socio-cognitivo, questa discrepanza si traduce in una forma di “invisibilità intersezionale”: una difficoltà sistematica nel riconoscere queste persone a livello sociale, politico e culturale, poiché non corrispondono pienamente ai prototipi cognitivi di nessuna delle categorie a cui appartengono (Goff & Kahn, 2013; Purdie-Vaughns & Eibach, 2008). L'invisibilità intersezionale non riguarda solo le donne nere, ma anche altre combinazioni identitarie. Ad esempio, quando si intersecano orientamento sessuale ed età, emergono vissuti specifici che distinguono le esperienze degli uomini gay anziani e delle donne lesbiche anziane da quelle delle persone gay e lesbiche più giovani, ma anche dalle persone eterosessuali anziane. Questa doppia appartenenza può esporre a forme particolari di pregiudizio e discriminazione, proprio in virtù della loro posizione intersezionale subordinata (non giovani e non eterosessuali, Berger, 1982; Fenkl, 2012; Wahler & Gabbay, 1997). In certi contesti, come quello sanitario, queste persone finiscono per diventare "quasi completamente invisibili" (Price, 2005, p. 16). Gli uomini gay anziani e le donne lesbiche anziane possono provare disagio ad accedere ai servizi sanitari a causa della presenza di pregiudizi legati all’orientamento sessuale nei contesti di cura. Inoltre, possono non essere riconosciuti come parenti prossimi, con la conseguente esclusione dall’accesso ad alcune informazioni sullo stato di salute dei loro partner e dal coinvolgimento nei processi decisionali relativi al fine vita e alle fasi successive alla morte del partner. La riluttanza a rivelare il proprio status relazionale e il proprio orientamento sessuale per timore di possibili reazioni negative da parte degli operatori sanitari può incidere ulteriormente sulla possibilità di fornire un adeguato supporto nel ruolo di caregiver. Le persone gay e lesbiche anziane mantengono bisogni di intimità e desideri sessuali, che, tuttavia, possono non essere espressi per paura di reazioni ostili. Rispetto alle persone gay e lesbiche più giovani, le persone anziane possono sperimentare livelli più elevati di ansia legata a queste barriere perché la loro identità sessuale si è sviluppata in un periodo storico in cui la non adesione all’eteronormatività era socialmente scoraggiata (Price, 2005; Stinchcombe et al., 2017). In un’analisi empirica della forma di invisibilità derivante dall’intersezione tra orientamento sessuale ed età, Carnaghi et al. (2022) e Coladonato et al. (2023) si sono concentrati sulla rappresentazione cognitiva degli uomini, sia gay sia eterosessuali, sia giovani sia anziani. I risultati hanno mostrato che il prototipo di "uomini gay", ma non quello di "uomini eterosessuali", è rappresentato da esemplari giovani, mentre il prototipo di "uomini anziani", ma non quello di "uomini giovani", è rappresentato da esemplari eterosessuali. La combinazione "uomini gay anziani" risulta quindi cognitivamente invisibile, poiché non corrisponde al prototipo né dell’una né dell’altra categoria. Una conseguenza di questa forma di invisibilità è che gli uomini gay, più delle donne lesbiche, tendono a interiorizzare l’idea che la società si aspetti da loro un invecchiamento precoce rispetto ai loro corrispettivi eterosessuali, un fenomeno denominato “invecchiamento accelerato” (“accelerated aging”, e.g., Bennett & Thompson, 1990; Coladonato et al., 2025). In maniera simile, l'intersezione tra genere e orientamento sessuale è modellata dall’androcentrismo e dall'eteronormatività. Questi due sistemi di credenze implicite portano a considerare gli uomini come prototipici della categoria “persone omosessuali” rispetto alle donne e ad assumere che “tutti” siano eterosessuali. È stata anche indagata l'intersezione tra orientamento sessuale ed etnia. In generale, le persone assumono che gli uomini siano eterosessuali per default (Herek, 2007; Lick & Johnson, 2016), sebbene questa assunzione sembri variare tra i diversi gruppi etnici. Una ricerca recente condotta da Coladonato e colleghi (2026) ha indagato, con diversi metodi di misurazione degli stereotipi, l’intersezione di orientamento sessuale (omosessuale, eterosessuale) ed etnia (uomini asiatici, bianchi, neri), confermando la presenza di un’assunzione di eteronormatività in riferimento a tutti i gruppi etnici considerati. Tuttavia, la forza di questa assunzione variava tra i gruppi etnici. Sebbene tutti i gruppi etnici venissero caratterizzati di più dai tratti stereotipici degli eterosessuali rispetto ai tratti stereotipici degli omosessuali, questo pattern risultava meno marcato per gli uomini asiatici. Inoltre, l’eteronormatività delle categorie etniche veniva cognitivamente costruita in maniera differente: gli uomini bianchi erano maggiormente associati ai tratti stereotipici degli uomini eterosessuali (e.g., bevitore di birra, privilegiato), mentre gli uomini neri erano caratterizzati dalla mancanza di tratti stereotipici degli uomini gay (e.g., femminile, debole). La rappresentazione cognitiva degli uomini eterosessuali seguiva una struttura gerarchica basata sull’etnia, privilegiando i tratti stereotipici associati agli uomini bianchi rispetto a quelli associati agli uomini neri e, successivamente, a quelli associati agli uomini asiatici. La rappresentazione degli uomini gay invece era prevalentemente caratterizzata dall’assenza dei tratti stereotipici degli uomini neri.
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