Nel postpartum, le pressioni socioculturali spingono molte donne a valutarsi secondo canoni estetici irrealistici, alimentando insoddisfazione corporea e disturbi dell’immagine corporea. Questo contributo analizza come, a partire dal Modello Tripartito di Influenza e dalla teoria dell’oggettivazione, tali pressioni incidano sull’immagine di sé dopo il parto. Nel postpartum il corpo è insieme terreno di fragilità e di crescita. Qui entrano in gioco la self-compassion e la compassion proveniente dagli altri, che possono favorire accettazione, benessere e connessione. Le evidenze più recenti mostrano che i tre flussi della compassion (rivolta verso di sé e verso gli altri e ricevuta dagli altri) sono positivamente associati a apprezzamento corporeo, autoefficacia nell’allattamento e soddisfazione di coppia, promuovendo un equilibrio tra cura di sé e soddisfazione di coppia. Sviluppare una immagine corporea positiva significa riconoscere il corpo come alleato, non come oggetto di giudizio: valorizzarne rispetto, funzionalità e gratitudine. Serve, dunque, un cambio di rotta culturale verso una visione più realistica e gentile del corpo della donna, in cui la salute è equilibrio psicofisico e relazionale e la compassion diventa una risorsa centrale per il benessere individuale e collettivo.

L’appartenenza a più gruppi scoiali marginalizzati (come nel caso delle donne nere) può essere la fonte di forme uniche di pregiudizio a causa della non rappresentatività all’interno di questi gruppi. L’intersezionalità è un approccio che affronta come le identità sociali subordinate multiple si co-costruiscono e intersecano per dar luogo ad asimmetrie di potere e forme uniche di pregiudizio e discriminazione. In questo articolo, passiamo in rassegna lo sviluppo di questo approccio e alcune ricerche empiriche che hanno affrontato le categorie sociali intersezionali, come età e orientamento sessuale, rappresentate dagli uomini gay anziani e dalle donne lesbiche anziane. Discutiamo alcune applicazioni, ad esempio nel contesto sanitario, e possibili interventi, come le campagne educative.

Qual è oggi la situazione degli adolescenti? In questo contributo cercheremo di rispondere a questa domanda, prendendo in esame le ombre e le luci che emergono dai risultati delle ricerche sul tema. Da un lato sono stati evidenziati da numerosi studi segnali di malessere e disagio, caratterizzati, per lo più, da vissuti di inquietudine e disorientamento nei riguardi del futuro, oltre che di insignificanza e sofferenza nel modo di vivere il presente. Dall’altro, assumendo la prospettiva della psicologia positiva, vengono presentati alcuni recenti dati di ricerca che mostrano livelli medi rispetto agli indicatori di benessere psicosociale che può essere positivamente promosso da risorse personali, familiari e sociali.

È veramente possibile apprendere dai nostri errori? Alcuni studi supportano l’idea che, sì, l’errore può fungere da trampolino di lancio per l’apprendimento. Affinché ciò avvenga, però, è importante che i processi psicologici che determinano l’apprendimento dall’errore, l’ambiente di apprendimento e le reazioni di chi ci sta intorno siano adattivi, veicolino, cioè, l’idea che l’errore è positivo per l’apprendimento e dovrebbe esserne parte integrante, piuttosto che qualcosa di cui vergognarsi o da nascondere. Il presente contributo punta a fornire una breve panoramica degli studi che si sono interessati a comprendere come studenti e studentesse possano apprendere dagli errori quando sono in classe. A tal proposito, saranno descritti i fattori psicologici e sociali che possono influenzare l’apprendimento dall’errore.