Potere mediatico e pregiudizio: I mass-media influenzano la nostra percezione sociale?

In un recente studio, i ricercatori di alcune università tedesche (Geschke, Sassenberg, Ruhrmann, & Sommer, 2010) hanno messo in evidenza che i media influenzano la rappresentazione stereotipica di alcuni gruppi sociali minoritari, non solo selezionando i contenuti dell’informazione (es., immigrati-criminalità), ma anche attraverso l’utilizzo sistematico di un linguaggio tendenzioso. Secondo il Linguistic Integroup Bias (LIB; Maass, Salvi, Arcuri, & Semin, 1989; si veda definizione nel glossario), la tendenza a descrivere comportamenti negativi di un membro dell’outgroup con un linguaggio stilisticamente più astratto, ovvero caratterizzato da un maggior numero di aggettivi (ad es., A è aggressivo) anziché verbi descrittivi (ad es., A ha dato un pugno a B) nella rappresentazione di un determinato target (Semin & Fiedler, 1991), porta ad una generalizzazione di quello specifico comportamento negativo anche a tutti gli altri membri dell’outgroup; in altre parole, l’utilizzo di un linguaggio astratto nel riportare una notizia di cronaca relativa ad un crimine commesso da un immigrato, può indurre i lettori ad aspettarsi che tutti gli immigrati siano pericolosi criminali e ad avere un maggiore atteggiamento discriminatorio nei loro confronti (Geschke et al., 2010).

Recentemente alcuni ricercatori dell’Università di Padova (Latrofa, Vaes, Vieno, & Pastore, 2011) hanno condotto una ricerca on-line su tutto il territorio italiano, da un lato per indagare quali fossero i particolari canali mediatici che maggiormente influenzano il pregiudizio verso gli immigrati, dall’altro per analizzare i processi cognitivi, motivazionali e sociali su cui agisce il potere mediatico per influenzare gli atteggiamenti sociali nei confronti di alcuni gruppi minoritari. Questa ricerca ha evidenziato che alcuni media italiani, in particolare televisioni e telegiornali che dedicano oltre il 25% della loro agenda alla cronaca nera (Canale5, Italia1, RAI1; Fonte: Rapporto Osservatorio Europeo sulla Sicurezza, 2010) e giornali con orientamento politico storicamente più conservatore (es., Il Giornale, Libero; Fonte: Vergani, 2009), esercitano un potere nell’aumentare il pregiudizio verso gli stranieri immigrati sul nostro territorio. Inoltre, è stato mostrato che questi canali mediatici influenzano il pregiudizio attraverso tre meccanismi: 1. aumentando negli spettatori più assidui la frequenza percepita di immigrati che commettono crimini; 2. accentuando la loro paura di poter essere in futuro vittime di un crimine; 3. riducendo la norma sociale di non esprimere atteggiamenti discriminatori verso gli immigrati. Al contrario, canali televisivi che dedicano meno del 16% della loro agenda alla cronaca (RAI3, LA7) e giornali storicamente più progressisti (ad es., L’Unità, La Repubblica) riducono la percezione del numero di immigrati criminali e la paura del crimine in generale, aumentano la norma di non-discriminazione e di conseguenza riducono un atteggiamento negativo e discriminatorio nei confronti degli stranieri in Italia. In altre parole, da questa ricerca è emerso che la percezione degli immigrati criminali, la paura del crimine e la norma di non-discriminazione sono tre processi psico-sociali che intervengono nello spiegare gli effetti dell’esposizione mediatica sul pregiudizio verso gli immigrati.

La ricerca appena descritta, sebbene aggiunga elementi nuovi alla conoscenza su come il potere mediatico può contribuire al mantenimento o meno di processi di discriminazione sociale, è comunque una ricerca correlazionale; pertanto lascia aperta la possibile interpretazione che siano le persone con più alto livello di pregiudizio che preferiscano seguire giornali più conservatori o canali televisivi che accentuano la cronaca nella loro agenda. Da un punto di vista teorico, è importante ricordare che secondo la Teoria della Coltivazione (Gerbner et al., 2002) i mezzi di comunicazione di massa hanno un ruolo centrale nel diffondere, attraverso l’uso di determinati linguaggi, specifiche rappresentazioni dei membri di alcune categorie sociali; ovvero i media hanno il potere di mettere gli spettatori in contatto indiretto (Schiappa et al., 2005) con alcuni membri di tali gruppi sociali e di offrire su di essi informazioni che successivamente entreranno a far parte del mondo reale degli ascoltatori.

Per dare sostegno a questa interpretazione teorica, recentemente sono stati realizzati alcuni studi in laboratorio (Vaes, Latrofa, & Arcuri, 2012) in cui veniva manipolato il tipo di informazioni in una notizia di cronaca e successivamente veniva misurato il livello di pregiudizio implicito tra i partecipanti. Come sottolineato in precedenza, uno dei processi psicologici attraverso cui i mezzi di comunicazione sono in grado di influenzare gli atteggiamenti di pregiudizio è la creazione di una rappresentazione cognitiva che associa automaticamente l’immigrato con il criminale. In un primo studio i partecipanti, dopo aver letto una notizia di cronaca in cui il criminale era un immigrato oppure un Italiano, eseguivano il Weapon Paradigm (si veda glossario) di Payne (2001), un compito in cui si deve distinguere, il più velocemente possibile, tra armi da fuoco (pistole) o oggetti (es., cellulare) preceduti da immagini di volti di uomini neri oppure bianchi. È stato mostrato che i partecipanti che avevano letto di un crimine commesso da un immigrato riconoscevano molto più velocemente le armi quando precedute dal volto di un nero (associazione cognitiva automatica immigrato-arma) rispetto ai partecipanti nell’altra condizione.

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