Io dico probabilmente, tu capisci sicuramente: Come le persone interpretano i termini probabilistici

Le previsioni meteorologiche relative al week-end pasquale del 2009 davano “probabili piogge” in Versilia. Come conseguenza, circa il 20% delle prenotazioni furono disdette. Le previsioni furono smentite da un caldo sole primaverile e i sindaci della zona chiesero un risarcimento alla società di meteorologia che aveva fatto le previsioni. Erano le previsioni a essere sbagliate, o solo il modo di comunicarle? Dire che sono previste “probabili piogge” cosa significa? C’è il 100% di probabilità che piova oppure le probabilità che piova sono solo del 50%?

I concetti di probabilità sono stati sviluppati per la prima volta nel XVI secolo, ma da molto prima nelle varie lingue ci sono stati dei termini linguistici di probabilità che esprimevano condizioni d’incertezza (Zimmer, 1983). I termini di probabilità verbale, come “probabile” o “improbabile,” sono un modo molto utilizzato per esprimere il concetto di probabilità, per esempio nella frase “Domani probabilmente piove.” Le persone usano termini probabilistici per esprimere un giudizio o un’opinione in situazioni d’incertezza. Ma cosa significa il termine probabilmente? Come viene percepito dalle persone? 

La probabilità svolge un ruolo importante in molte scienze come la matematica, la statistica, le scienze naturali e sociali. Il concetto di probabilità è stato sviluppato per la prima volta nel XVI secolo in Liber de ludo alae di Girolamo Cardano (scritto nel 1526, ma pubblicato solo un secolo e mezzo dopo, nel 1663) e in Sulla scoperta dei dadi di Galileo Galilei (pubblicato nel 1656). La nascita del concetto moderno di probabilità si deve, invece, a Blaise Pascal (1623-1662) e Pierre de Fermat (1601-1665). Il Cavalier de Méré (un famoso giocatore d’azzardo passato alla storia proprio per questo motivo) aveva calcolato che ottenere almeno un 6 con 4 lanci di un dado, non truccato, era equivalente a ottenere almeno un doppio 6 in 24 lanci, sempre di un dado non truccato. Tuttavia, giocando secondo tale convinzione, invece di vincere, perdeva. Decise, quindi, di scrivere a Pascal lamentando che la matematica falliva di fronte all’evidenza empirica. I due iniziarono una corrispondenza, per mezzo della quale arrivarono a delineare il concetto di probabilità. 

Molte ricerche hanno evidenziato che i termini probabilistici vengono spesso interpretati dalle persone in modi totalmente diversi (Karelitz & Budescu, 2004). Immaginiamo, per esempio, un imprenditore che va a chiedere una consulenza finanziaria per sapere la situazione economica di una certa azienda; se il consulente finanziario dice che “È probabile che questa impresa superi i profitti annuali previsti,” l’imprenditore potrebbe interpretare il termine probabile come l’80-90% di probabilità e prendere in considerazione l’aggiunta di questa azienda al suo portafoglio, anche se con questo termine il consulente intendeva solamente il 55-65% di probabilità. 

Karelitz e Budescu (2004) hanno specificato tre motivi principali che possono causare problemi interpretativi nell’uso dei termini probabilistici. 

1. Le persone preferiscono utilizzare termini verbali di probabilità piuttosto che termini numerici, per esprimere le condizioni di incertezza, a meno che le opinioni non siano basate su solide prove quantitative (Olson & Budescu, 1997) o che ci siano chiari incentivi per essere precisi (Erev, Wallsten, & Neal, 1991).

2. Le persone utilizzano termini diversi per descrivere l’incertezza, poiché nel corso delle loro vite sviluppano preferenze per certi termini probabilistici, evitandone altri. Per esempio, in uno studio fatto da Budescu, Weinberg e Wallsten (1988), venti partecipanti hanno usato 111 termini di probabilità diversi (ad es., improbabile, poche possibilità, alcune possibilità). 

3. Le persone interpretano in maniera diversa i termini verbali di probabilità. In una ricerca di Budescu e Wallsten (1995) i ricercatori hanno chiesto ai partecipanti di classificare, confrontare o semplicemente trasformare dei termini probabilistici verbali in probabilità numerica. La scoperta più interessante è stata che la maggior parte dei partecipanti percepisce il significato dei termini probabilistici in maniera chiara e coerente, ma in modo diverso rispetto agli altri partecipanti della medesima ricerca.

Malgrado i problemi di comprensione dei termini verbali di probabilità, l’utilizzo di tali termini è preferito, poiché le persone si sentono più a proprio agio usando le parole piuttosto che i numeri (Brun & Teigen, 1988; Erev & Cohen, 1990; Karelitz & Budescu, 2004; Wallsten, Budescu, Zwick, & Kemp, 1993).

Molti ricercatori hanno studiato l’utilizzo dei termini linguistici di probabilità in vari ambiti della vita quotidiana. Per esempio, Braddock, Edwards, Hasenberg, Laidley e Levinson (1999) hanno esaminato il loro impiego in ambito medico. Spesso tali termini vengono utilizzati per comunicare informazioni delicate, come, per esempio: “È molto probabile che l’intervento andrà a buon fine” oppure “Ci sono poche probabilità che questa terapia dia risultati postivi.” Ovviamente in questo caso possono essere molto gravi gli errori di comunicazione e interpretazioni dei termini probabilistici. Se un medico afferma che “È molto probabile che la terapia sia efficace”, è assolutamente importante che il termine “molto probabile” venga inteso nel medesimo modo sia dal paziente sia dal medico, altrimenti si rischia di trasmettere delle informazioni false e di compromettere anche il principio del consenso informato. 

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